L'Europa riflette sulla sovranità digitale e su cosa significherebbe disconnettersi dalla tecnologia americana
Immagina che le tue carte di credito, l'accesso ai negozi online e la maggior parte dei servizi digitali che utilizzi ogni giorno smettano di funzionare da un giorno all'altro. Non puoi fare acquisti su Amazon, non puoi effettuare bonifici bancari internazionali, persino usare il dollaro diventa problematico. Per la giudice canadese Kimberly Prost, questo non è uno scenario ipotetico, ma una realtà.
Gli Stati Uniti l'hanno inserita in una lista di sanzioni economiche durante l'amministrazione Trump dopo che, in qualità di giudice della Corte penale internazionale, ha partecipato alla decisione di indagare su presunti crimini di guerra in Afghanistan, inclusa la condotta delle truppe statunitensi. Prost ha descritto le conseguenze delle sanzioni come "paralizzanti": il suo nome si è ritrovato nella stessa lista di terroristi, hacker e spie.
Attenzione per l'Europa
Il caso Prost ha scatenato un dibattito più ampio in Europa sulla dipendenza digitale e tecnologica dagli Stati Uniti. Leader politici e legislatori avvertono sempre più che le controversie geopolitiche e le decisioni imprevedibili di Washington possono avere un profondo impatto sulla vita quotidiana degli individui e sul funzionamento dei Paesi.
Il responsabile belga della sicurezza informatica, Miguel De Bruycker, ha recentemente avvertito che l'Europa ha "perso Internet", poiché gli Stati Uniti controllano gran parte dell'infrastruttura digitale e finanziaria mondiale. Ha affermato che è ormai quasi impossibile archiviare dati esclusivamente in Europa senza l'influenza indiretta delle aziende statunitensi.
La politica cerca le proprie soluzioni
Il 22 gennaio, il Parlamento europeo ha adottato una relazione che invita la Commissione europea a individuare gli ambiti in cui l'Unione europea potrebbe ridurre la propria dipendenza dai fornitori esteri. Secondo i deputati, l'UE e i suoi 27 Stati membri dipendono attualmente da paesi extraeuropei per oltre l'80% dei prodotti, dei servizi e delle infrastrutture digitali.
Sebbene il voto non sia vincolante, sono già state adottate misure concrete. Il governo francese ha annunciato che eliminerà gradualmente l'uso di Zoom e Microsoft Teams nella pubblica amministrazione, sostituendoli con la piattaforma di videoconferenza nazionale Visio.
Vecchie preoccupazioni in una nuova veste
Il dibattito sulla sovranità digitale in Europa non è nuovo. Già nel 2001, il "Patriot Act" statunitense, emanato dopo gli attacchi dell'11 settembre, consentì un'ampia sorveglianza delle comunicazioni, anche nei paesi alleati. Nel 2011, Microsoft ammise che, in quanto azienda americana, avrebbe potuto essere costretta a consegnare i dati degli utenti europei alle autorità americane, ma l'effettiva portata della sorveglianza divenne pubblica solo nel 2013, con le rivelazioni di Edward Snowden.
La situazione odierna è diversa, ma i problemi rimangono simili. I servizi digitali sono diventati infrastrutture essenziali, quindi le decisioni politiche hanno conseguenze tecnologiche dirette.
La spinta ad abbandonare la tecnologia americana non si verifica solo a livello nazionale. Anche singoli individui e professionisti del settore tecnologico chiedono alternative, spesso soluzioni open source. Stanno emergendo guide e piattaforme che incoraggiano gli utenti a passare dalle grandi aziende tecnologiche ad alternative europee o indipendenti.
Ad esempio, il giornalista Paris Marx ha preparato una guida per abbandonare i servizi tecnologici americani, e iniziative simili sono proposte da siti web come switch-to.eu ed European Alternatives.
Guardando avanti
Il dibattito sulla sovranità digitale rivela una tensione fondamentale nel mondo moderno: la tecnologia, che dovrebbe connettere e semplificare la vita, è diventata anche uno strumento di influenza geopolitica. Le iniziative europee per diventare più indipendenti dalla tecnologia americana sono ancora agli inizi, ma casi come quello di Kimberly Prost mostrano perché queste questioni stiano diventando sempre più urgenti.
La questione non è più se l'Europa abbia bisogno di maggiore sovranità digitale, ma quanto rischio è disposta a correre se non la raggiunge.


























